Maggio 17, 2007

Post

badboy.gif Qualcuno voleva un post? Beccatevene uno lungo!!! Così imparate a non stressare. kul.gif :P

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Due strabilianti concerti questo mese alla Stazione Birra: Tommy Emmanuel e Paul Gilbert (il giorno dopo Paolo era anche a Firenze al Siddharta Club, ma Max e Pietro tanto han fatto da convincerci ad andare a Roma, e infatti ci hanno preparato un’accoglienza da re. Grazie amici).

3/5/07 – Tommy Emmanuel rulez.gif
Compare alle ore 23, sorriso sornione, 52 anni, australiano, 200 concerti l’anno e moltissime collaborazioni con grandi nomi, prendendo la pesante eredità lasciata dal “mitico” Chet Atkins.
Attrezzatura minimalista sul palco, imbraccia una chitarra acustica, sei corde nuove, da accordare e regolare di continuo anche mentre si esegue un brano. Non lo si può raccontare senza perdere le emozioni e il godimento che sa suscitare, ma qualcosa proverò a dire.
In rassegna alcuni dei suoi pezzi più noti: Classical Gas, la ballata dedicata alla figlia Angelina, Somewhere over the Rainbow riarrangiata in modo sublime, il potente Guitar Boogie e l’ormai consueto e sempre efficace medley dedicato alle canzoni dei Beatles
e si è lasciato andare alle ultime nuove.
Un grande chitarrista e un animale da palcoscenico: momenti entusiasmanti sono stati quando per esempio staccava la mano destra dalle corde della chitarra e la faceva suonare solo con la sinistra mentre si asciugava il sudore o chiedeva ai tecnici di alzare il volume, fingendo di essere stupito per le corde che suonavano da sole. Il tutto condito da grande abilità percussionistica (sulle sue chitarre
sempre più vissute)
Finale d’eccezione con la moglie al suo fianco che canta due canzoni, una delle quali contro le brutture della guerra.

Risultato: simpatia, alta capacità comunicativa e talento che si diffondevano a non finire intorno alla sua persona … spettacolo indescrivibile, perché le emozioni forti che sa donare non possono essere dette.

11/05/07 – Paul Gibert rulez.gif
Io adoro quest’uomo: copre tutto il conosciuto chitarristico e lo sa usare in maniera devastante.
Ha suonato di tutto, da Fly me to the moon al metal peso, con una disinvoltura disarmante, condendo la performance con espressioni facciali degne della mimica di Jerry Lewis.
Così … di getto:

ottima e bella band: (bassista con una voce da non far rimpiangere Eric Martin sui pezzi dei Mr. Big, eccellente batterista, graziosa signora Gilbert alla tastiera);
il locale è venuto letteralmente giù quando ha proposto la canzone dei suoi ex-Mr Big Green Tinted Sixties Mind, per poi buttarsi sul lato tecnico-virtuoso … per farla breve ci ha inondato di assoli a velocità spaventose;
ha suonato la chitarra con il trapano che dal vivo fa veramente male;
si è messo la sua Ibanez dietro le spalle e ha eseguito un mega assolo da paura;
su Addicted to that rush ho quasi avuto un’erezione …
… e mi sono emozionato molto quando se n’è uscito con una versione di Foxy Lady.

QUI c’è un’intervista fatta poco prima del suo concerto a Roma presso la Stazione Birra. La metto soprattutto per la parte che parla del suo ultimo lavoro (Get Out Of My Yard).
Siccome a me piacciono, vi indirizzo anche alle foto, pubblicate sul sito della Stazione Birra, di Tommy (QUI) e Paul (QUI).

La Stazione Birra, merita elogi a non finire: personale competente, grande accoglienza, atmosfera adatta e, soprattutto, bella gente, ottimo servizio d’ordine e ottima birra.
E ancora … a fine concerto, ‘te poi annà a fa ‘na passeggiata ai castelli coa amici’ (ma sarà per la prossima volta, io e la julie dovevamo tornare a Firenze).

Beh, su questi concerti ho raccontato anche di più di quanto sia giusto scrivere. Bisogna solo andarci.
Ma a dirla tutta, non è che tali eventi suscitino solo divertimento e ammirazione. Per uno che suona la chitarra, che ama sia quella acustica che quella elettronica, che ha fatto tutti i suoi bei anni di conservatorio, che continua a coltivare l’arte da solo e anche in una band, con la quale ogni tanto si va a fare qualche concertino, ma che ha scelto la via della professione borghese e ben vista dai genitori … per uno così è pure un po’ desolante causa attacchi di frustrazione dovuta a manifesta ed alquanto eclatante consapevole inferiorità.

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Che altro ancora, oltre ai concerti?
Sto studiando di buona lena e ho trascorso il fine settimana (lungo, da giovedì a domenica) con la mia ragazza preferita …
Ma che dico? Così non le rendo giustizia. Non è “la mia ragazza preferita”, è la donna della mia vita, unica, meravigliosa, LEI: Giulia, julie, juliette.
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Dunque … la mia amata juliette è in crisi (eh sì, non le è ancora passata). Ha rimesso in discussione le sue scelte universitarie da quando ha visitato il Sincrotrone “Elettra”(azz.gif). Potrebbe anche essere che anziché iscriversi alla facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna, decida di fare Fisica a Trieste.
La qual cosa mi preoccupa: invece di ritrovarci nella stessa città da autunno in poi, ci ritroveremo a quasi 300 km di distanza, cioè molto peggio di ora.
Come dice lei … vedremo. Ma, egoisticamente, non è che la cosa mi entusiasmi.
Vedremo … vedremo …

Comunque non volevo lamentarmi di questo.
Volevo solo dire che mentre lei sta macinando una crisi riguardo la scelta universitaria, io medito ben altre cose.
La facoltà universitaria l’ho già scelta, però … però … quando sono andato a prenderla l’ultima volta, è emerso dentro di me un nuovo interesse. Mi sono ritrovato oltremodo sensibile all’abbigliamento femminile. Al suo abbigliamento.
L’ho scoperto quando mi è venuta incontro giovedì scorso. Era lei, sempre lei, bella come il sole coi suoi capelli biondi sciolti e vaporosi, un sorriso da far sciogliere chiunque.
sbav.gif Ma mi sono ritrovato a notare anche altro: quel suo abito a tubino nero sagomato magnificamente sulle sue curve, scollato il giusto, lunghezza classica sopra le ginocchia, chiuso con una zip nascosta sulla schiena e con un lungo spacco dietro. Il tutto reso più vivace da un blazer rosso, sportivo ed elegante al tempo stesso, taglio sartoriale con impunture modellanti. E ancora collana e bracciale di pezzetti di vetro rossi montati su filo rigido quasi invisibile sì da farle sembrare piccole sfere fluttuanti che luccicavano sulla sua pelle di velluto. Per non parlare dei sandali, con cinturini finissimi che slanciavano in tutto il loro splendore piedini e gambe.
Volevo rapirla subito e portarla immediatamente nella nostra intimità, anziché cenare di lì a poco con la sua famiglia prima di ritirarci da soli nella casa di Campo di Marte fino alla domenica.
Il giorno dopo nuovo folgoramento.
drooling.gif L’ho vista prepararsi per andare a scuola: tunica bianca con super scollatura ed elaborate applicazioni di paillettes e perline su graziosi ricami; gonna rossa ampia e lunghissima, stile etnico un po’ gitano, sul davanti ricami, al fondo orlo motivato da pizzo; ciabatte infradito con fascia in stoffa rossa decorata con disegni composti da perline; un paio di orecchini pendenti e vistosi, perle bianche e coralli rossi. Quando dalla finestra l’ho vista allontanarsi, lo zaino sulle spalle e il passo veloce sull’asfalto stonavano. Avrebbe dovuto invece avere un mazzolino di fiori di campo in mano da volteggiare nell’aria esibendosi in una danza orientale e sinuosa in un prato per la gioia dei miei occhi e della mia anima.
Così, folgorato dalla sua persona, mi è venuta voglia di disegnare vestiti, di cimentarmi come stilista per caso.
Non sarebbe un lavoro alternativo a quello che ho intenzione di fare, ma un hobby decisamente appassionante. Stilista solo per lei e per vedere indossate le mie creazioni, plasmate sulle sue forme, da un’unica impareggiabile ed amata modella.
Sì, lo farò. Cercherò tessuti pregati e studierò capi unici ed originali solo per la mia juliette.
Sono sicuro che starà al gioco. Adora i travestimenti, un po’ come a teatro.

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// edit più tardi

Ho fatto un giro sulle collezioni di alcuni stilisti. Mi sono scoraggiato. C’è tanta di quella roba straordinaria in giro …
Però almeno uno lo voglio creare. Non sarà neanche lontanamente a quell’altezza, ma l’avrò fatto io.
Intanto, juliette, permettimi (ti prego
amor.gif) di regalarti uno di questi tre. Scegli tu quale. So già dove andare a ordinarlo.

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Ti ricordo che siamo invitati a una cerimonia insieme. Se prendi il terzo, giuro che mi vestirò per fare pendant con te. Non ti farò sfigurare. sisi.gif

 

Aprile 15, 2007

Le ultime, o quasi

Dall’ultima volta, trascorso giorni intensi.
Che dire? Innanzitutto … pfiuu … m’è andata bene.
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Di ritorno dalla vacanzina pasquale m’era presa un po’ di strizza per l’esame afraid1.gif, invece sono riuscito a passarlo (e anche nico, che pensava di non farcela … invece smile-blue.gif ). Ne sono felice. coollookasd.gif
La vacanza è andata bene e come voleva la juliette.
Ormai mi sembra che sia già passato un sacco di tempo.
Molto in sintesi, fatti due giorni a Napoli all’insegna dello svacco totale. Napoli è una città (che dico? metropoli!) straordinaria. La gente, i sapori e i colori, la bellezza estetica … tutto, insomma.
Ce la siamo goduta andando a zonzo senza meta, a parte la sera del venerdì santo nella quale siamo stati a Somma Vesuviana, un paese che dista poco più di 20 km da Napoli, a vedere la famosa processione degli incapucciati.
Per chi non lo sapesse, a Somma Vesuviana è dal 1600 circa che ogni Venerdì Santo, al calar del sole, una moltitudine di donne, per lo più vestite di nero, si recano nella trecentesca chiesa Collegiata S. Maria Maggiore per baciare l’orlo del manto nero della Madonna Addolorata e l’aperto costato del Cristo morto al centro della navata principale; è dopo questo momento di preghiera che, sotto le note funebri di Chopin, ha inizio la cosiddetta processione degli incappucciati.
La processione, organizzata dall’Arciconfraternità del Pio Laical Monte della Pietà, è un corteo che, partendo dalla Chiesa della Collegiata, posizionata al centro del borgo medievale, si snoda per le principali vie cittadine. Seguendo una regola molto rigorosa, i fratelli dell’Arciconfraternita, vestiti di saio e cappuccio bianco con l’insegna della morte appuntata sul petto, precedono le statue dell’Addolorata e del Cristo morto, assieme a quelli di altre confraternite cittadine, ugualmente vestiti di bianco ma con cordoni di diverso colore alla vita. Seguono le Autorità cittadine, in forma ufficiale, e una moltitudine di persone, per lo più donne, oranti che portano in mano ceri e fiaccole accese.
Oltre al folklore tipico di tali processioni, quello che alla julie e a me è piaciuto è stata la parte canora: i cori intonati dai confratelli (canti sacri di grande valore storico e tradizionale come una versione dello Stabat Mater o altri su versi di Metastasio e musiche del maestro sommese Natale Pellegrino) e il rientro in chiesa scandito dal canto latino del Miserere intonato dai confratelli incappucciati.

Poi, Pasqua e pasquetta come previsto in quel di Sorrento e dintorni, con la dani e max. Max è un portento. Conosce una caterva di gente in tutta Italia, e anche fuori. Loro erano ospiti, e così noi, di un compagno di università del max, Ciro, gran bella persona, molto simpatico, estroverso e generoso. Così lui, e tutta la sua famiglia. Sì, perché siamo stati a casa dei suoi, in una casa sulle colline di Sorrento, in mezzo a quel splendido risveglio primaverile della natura. Essendo loro ospiti, abbiamo preferito seguire la tradizione e fare il pranzo di Pasqua con la sua famiglia. La mamma di Ciro aveva già preparato ogni ben di dio. Che leccornie! Che mangiata!

Per pasquetta abbiamo cercato di fare la costiera amalfitana, ma c’era veramente un putiferio di gente, sicché ne abbiamo percorso solo un pezzo, senza raggiungere Vietri come sarebbe piaciuto a Giulia. Abbiamo abbandonato la costa per buttarci all’interno, meno affollato, vagando senza meta e finendo alla sera in un agriturismo niente male nel quale, tanto per cambiare, ci siamo abbuffati di nuovo.

Scusate, ma non ho gran voglia di scrivere oltre e di raccontare particolari. D’altronde la cosa più piacevole e interessante riguarda il viaggio che abbiamo fatto l’uno nell’altro la julie ed io. love_m.gif kiss-blue.gif Ma questa è cosa intima e privata.

Dunque … au revoir, cari amici che passate di qui e anche no.

Alla prossima!
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PS: ah … dimenticavo di dire che la K_mobil della juliette va da dio!

Aprile 13, 2007

A te che fra poco incontrerò

Palpar

Mis manos
abren las cortinas de tu ser
te visten con otra desnudez
descubren los cuerpos de tu cuerpo
Mis manos
inventan otro cuerpo a tu cuerpo.

di Octavio Paz
(traduzione)

heard.gif Io ti amo volemose.gif heard.gif

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Aprile 5, 2007

Di corsa

Va bene, va bene, aggiorno. Però non è che sia obbligatorio, eh!

Comunque, velocissimamente qualche info sconclusionata.

Io e il Nico abbiamo studiato come dei forsennati.
Ergo … avrei voluto anch’io vedere la mostra dedicata a Piero della Francesca ad Arezzo sabato scorso, ma niente da fare. Studio, mattino pomeriggio e sera! Insomma, unico momento libero, domenica pomeriggio e sera, con la juliette, a cui avevo lasciato il compito di decidere e organizzare qualche giorno in giro per Pasqua.
Infatti oggi, nel tardo pomeriggio, partiamo. Piccolo viaggio all’insegna delle voglie della julie:

  • 1. aveva voglia di fare un giro in auto. E sia!
  • 2. aveva voglia di tornare a Napoli, non tanto per visitare i luoghi d’arte, quanto per assaporare il clima della città, perdere piacevolmente tempo al Caffè letterario, mangiare la pizza (“assolutamente non paragonabile – dice lei – a tutte le altre pizze che fanno in Italia”) in un locale che sta sul litorale di fronte a Palazzo dell’Ovo. Anche questo mi sta bene.
  • 3. aveva voglia di trascorrere la Pasqua in compagnia almeno di un’amica cara, perciò poi si va a Sorrento per raggiungere il max e la dani, che sono ospiti di amici in questi giorni, sì da abbuffarci in compagnia per il pranzo di Pasqua (pastiera e limoncello compresi).
  • 4. aveva voglia di scorazzare in auto in luoghi ameni con la cappotta abbassata sulla costiera amalfitana, nella speranza che il tempo sia bello.

Mi sta bene tutto. Partiamo con la sua K_mobil fra qualche ora per Napoli dove ha prenotato in un bed and breakfast che già conosce. Sono quasi 500 km, ma ci alterneremo nella guida, anche perché lei, da neopatentata, non potrebbe superare i 100 in autostrada. Restiamo a Napoli a fare quel che ci va fino a sabato. Alla sera raggiungiamo la dani e max a Sorrento. Semmai il problema sarà per Pasqua e Pasquetta. Secondo me è meglio che invertiamo i programmi dei due giorni: farsi un giro per la costiera per Pasqua (a Pasquetta sarà probabilmente intasatissima), e fare il pranzo di Pasqua a Pasquetta.
Ecco tutto.
Al ritorno mi ritufferò nello studio disperato per ripassare quanto già fatto e darò il fatidico esame. Ma a quello in questi 4 giorni non vorrò pensare.


Poi, visto che mi sono lanciato, aggiungo anche altro di assolutamente fuori luogo.
Non so perchè, ma Les amants di Magritte mi piace veramente moltissimo.

Buona Pasqua a tutti, credenti e non!

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Marzo 28, 2007

Fa lo stesso!

E’ un po’ che non scrivo.
Non ne ho molta voglia in questo periodo.
Peccato, tante volte in passato mi è servito per fare il punto della situazione.
E’ una verifica andare a vedere a distanza di tempo cosa si aveva intenzione di fare e cosa effettivamente si è fatto.
Fa lo stesso.
E’ un periodo che ho più voglia di fare che di riflettere.
Dunque … dunque … e che sto facendo?
Sabato un concertino per una festa universitaria. Non è stata particolarmente entusiasmante. Troppi studenti “perbene”, persino di quelli casa e chiesa. Vade retro.
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Ho poi raggiunto Giulia a Lazise, subito dopo. Ci tenevo ad essere con lei, sapevo che non sarebbe stato un momento facile (un bacino per te, piccolina love_m.gif).
Siamo tornati domenica sera a Firenze e, siccome questa settimana anche se non vado a Bologna non perdo delle lezioni importantissime, ci sono rimasto.
Il fatto è che lunedì e ieri mi sono lasciato prendere la mano dalla voglia di rivedere vecchi amici che ultimamente non frequento tanto spesso, e così ho trascorso due giorni a zonzo, a chiacchierare e a cazzeggiare.
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Cosa piacevole, non fosse che l’11 di aprile ho un esame , e dovrei studiare come un matto, anche perchè mi piacerebbe riuscire ad andar via qualche giorno a Pasqua. Altro guaio, non tanto il fatto di andar via, quanto che sono tentato ora di mettermi a cercare una meta e informarmi su costi e luoghi. Cioè sarei propenso a perdere altro tempo su internet.
Insomma, perdere tempo sembra ciò verso cui sono più propenso in questi giorni.
Meglio che dia una svolta, altrimenti non riesco nè ad andar via nè a fare l’esame.
Mi sa che è meglio che lasci fare a Giulia, per il fatto di andar via. Portami dove vuoi, juliette. Io nel frattempo mi metto di impegno nello studio sì da riuscire a buttar fuori quella Patologia e Fisiopatologia generale che mi sta tanto sulle scatole.

Au revoir
Un visconte che non ha voglia di far nulla e che sente la primavera anche se è tornato un freddo cane
Ma fa lo stesso!
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Marzo 18, 2007

E dopo la sbornia sono finito in una stalla

Eh eh … proprio così, come da titolo.

Scrivo da un pc di Giulia, sono a casa sua, infatti, come accade spessissimo nel fine settimana. La mia amazzone sta dormendo un po’, visto che ha fatto la notte praticamente insonne.

Stamattina ha postato questo (clicca) nel suo blog, dunque andatevelo a leggere là perchè sono finito in una stalla.

Solo volevo aggiungere, essendo io più birichino di lei, che questa volta non si è trattato del famoso detto “dalle stelle alle stalle”, bensì di “stelle nella stalla” con la mia adorata puledrina. drooling.gif
Chi vuole intendere … ;)

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Marzo 15, 2007

Sbornia sonante!

Non avevo ricordi di essermi svegliato con un simile mal di testa. Mea culpa, ma passerà.

Ieri mattina ho dato Inglese 2: 27, mi aspettavo di più, visto che non mi sembrava affatto un “esamone”, ma rifiutare un 27 non aveva senso.
Comunque in realtà la giornata di ieri (compresi gli strascichi di oggi) è cominciata dopo l’esame. E’ venuto ad assistere il jan, il quale ha pensato bene che doveva trascinarmi in giro fino a notte fonda, visto che secondo lui ultimamente ho trascurato un po’ gli amici per stare di più con la juliette.
Ho accettato passivamente che mi portasse dove voleva.
Prima tappa da Gabriele, pranzo con lui e la sua compagna di studi e attuale morosa, la Susi. Macheroni col pomodoro, insalata, affettati, e birra, così cominciamo con gli alcolici. Dopo pranzo, trascorso un po’ di tempo, ci cacciano via con la scusa che devono studiare, ma visti i loro gesti e sguardi, e visto che i coinquilini del Gabri non c’erano, secondo me e il jan volevano liberarsi di noi per ciullare in pace e senza presenze in casa. Bene, usciamo. C’è il sole, e jan mi porta ai Giardini Margherita. Altre lattine di birra, seduti su una panchina davanti al laghetto dove sguazzano le solite anitre e qualche cigno. Pensieri al alta voce, alcuni ameni ed altri demenziali, della serie ma se fossi quell’anatra cosa penserei di quelli che mi guardano dalla riva, oppure stanno meglio gli alberi di noi, che in fondo si trovano tutto bello che pronto senza sbattersi più di tanto andando in giro a cercare, ma … cercare cosa? (bel pensiero … complimenti! … per dei possibili futuri ricercatori! … il jan) … Ecco, è passato un po’ di tempo così, col caro vecchio amico, col quale posso dire qualsiasi cazzata e lui con me, tanto ormai non ci si lascerà più.
Già che eravamo da quelle parti, perchè non andare a scroccare una cena in quel di via Garibaldi, dal Robbi? Tanto da lui c’è sempre gente, con l’appartamento grande che si ritrova … Detto fatto.
E infatti c’era anche Broglio che stava preparando la cena per tutti. Questa volta c’è andata meglio: risotto col radicchio e parmigiano, coniglio con olive e peperoni (bravo Broglio!), e buon lambrusco di Sorbara a volontà. Bene, a fine cena ero già brillo. Ma siccome l’essere umano è fatto che non ne ha mai abbastanza, non è ancora finita.
Il Broglio è finalmente riuscito da alcuni mesi, e dopo un anno di inferno, a viversi liberamente la sua omosessualità. Devo dire anche grazie a noi, visto che è evidente che a noi non ce ne può fregar de meno con chi va o non va a letto qualcuno. Il Broglio ci invita allora a sentire un gruppo di amici suoi che suonano in un pub gay. Noi andiamo, ovviamente. Praticamente credo di non aver neanche varcato la soglia e mi sono ritrovato con una mano sul culo. Forse avrebbe dovuto precisare: un pub gay *frequentato da gente alquanto libertina*. Vabbè, si vede che i miei jeans un tantino attillati avevano reso il mio sedere appetibile. Comunque ci accomodiamo, si dà il via con un margherita, inizia lo spettacolo, e poi non so più quali altre cose mi hanno fatto bere o quali porcherie mi han fatto fumare. Da un certo punto non ricordo più niente. Mi sono ritrovato nella mia stanza stamattina solo col vago ricordo che qualcuno abbia chiamato un taxi e mi abbia portato a casa.

Risultato: il mio mal di testa assordante di ora.
Adesso mi prendo un qualche analgesico, e me ne torno a Firenze. Niente alcool per un po’. Giuro.

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Marzo 13, 2007

Forse

Sissì, va bene. Appena mi viene voglia forse vi racconto cosa ho fatto (forse), dei deep purple, del mio studio, delle cene con gli amici …

Ma stasera siamo alle solite.

Mi manchi juliette, tantissimo.

Ascolto musica e ogni nota vola verso di te.
A te, amore mio, che stai diventando ogni giorno sempre di più la mia musica.
A te che navighi nel vento in a milk white gown, quello stesso milk white gown con il quale ti ho vista vagare talvolta la notte per la casa.
A te che ho visto giocare a nascondino coi fantasmi della notte.
A te che hai sognato e sorriso e respirato e pianto e dormito fra le mie braccia.

A te, my lovely moonchild.

Mi manchi tanto, amore grande … hug2.GIF

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Marzo 6, 2007

Alla mia Giulia

Cantava…

Ho sentito cantare

il tuo corpo

…ogni fibra

uno strumento

Danzava…

l’ho vista schiudere le ali

e colorare il cielo

…ogni battito

un arcobaleno

5 mesi … ed io ti amo sempre di più. love_m.gif

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Marzo 6, 2007

La faccia di uno che fa Medicina

Non hai la faccia di uno che fa Medicina”.
E io penso: perché, che faccia ha uno che fa Medicina?

Ma perchè hai fatto Medicina? Non si direbbe a prima vista”.
Perchè, a prima vista cosa si direbbe?

Spesso mi sono trovato di fronte a espressioni del genere. Mi sono sempre chiesto perchè senza riuscire a darmi una vera risposta.
Ma perchè ho scelto questa facoltà? Mi sono davvero interrogato a fondo se era questa la strada giusta per me?

Per la verità non so se mi sono interrogato a lungo, ma so che volevo farla.
Non l’ha fatta mio nonno.
Non l’ha fatta il mio babbo.
Ma l’ha fatta uno zio che adoro.
I momenti che ho trascorso da bimbo nella sua sala d’attesa, giocando, sono tra i ricordi più cari.
Cercavo quei momenti, io che non ho “la faccia di uno che fa Medicina”?

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Febbraio 21, 2007

A un amico sin dall’infanzia

Semplicemente

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Ti voglio bene, stronzetto!
Domani sera ne voglio trovare una così (cliccami)!
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Febbraio 16, 2007

Studio, studio, studio …

A parte l’uscita di mercoledì sera con la mia amazzone preferita, per il resto ho studiato come un matto questa settimana.

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La mia amazzone è proprio come questa. love_m.gif
Finalmente vado da lei. longing.gif

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Febbraio 13, 2007

Metal Church – Badlands

Totalmente intrippato dei Badlands oggi. sisi.gif
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Febbraio 10, 2007

Qualche mio pensiero su Giulia

Torno da casa di Giulia. Sono rimasto con lei sia venerdì di ritorno da Bologna sia oggi, fino a poco fa. Aveva la febbre che è andata alzandosi via via sempre di più. Sono rimasto fino a quando si è addormentata.
Stasera non sono affatto in crisi a differenza di giovedì sera-notte.
E questo è un post serissimo e meditato.

Fin da quando l’ho conosciuta mi sono innamorato perdutamente di questa ragazza.
E’ una persona dolce e tenerissima, bella, bellissima, dai gesti delicati ed armoniosi, animata interiormente da una straordinaria energia, come una tempesta in mare aperto, di quelle che ti fanno sentire quanto immensa è la natura e quanto piccolo è l’essere umano, una tempesta che le dona la forza, l’intelligenza, la passione e talvolta anche l’animosità. Stare accanto a lei è stato ed è in ogni momento come stare accanto a un fuoco che non si spegne mai, un’esperienza unica, grandiosa, mai scontata o abitudinaria, perché è come toccare, vedere, sentire e ascoltare l’infinita molteplicità dell’esistente e anche oltre l’esistente, con tutti i suoi colori, le musiche, i suoni, gli odori e i profumi, le morbidezze e le asperità, la gioia, l’allegria, le risa, la felicità, e la nostalgia, la tristezza, il dolore, le lacrime, un sorriso, le carezze e la voce, la voce … la voce, quella sua meravigliosa e indescrivibile voce, un richiamo irresistibile da luoghi antichi e profondi dell’animo …

Io l’amo con tutto me stesso, ogni anche ben più piccola e microscopica cellula di me la chiama, la invoca, la stima, la vuole, trova pace vicino a lei.
Potrei riempire pagine e pagine parlando di Giulia.
Eppure non le ho mai detto tutte insieme neanche le poche cose che ho scritto qui sopra. Solo qualche frammento di volta in volta. Non abbiamo bisogno di parole. I nostri gesti e i nostri corpi sanno parlarsi più delle parole stesse e i pensieri e le emozioni volano dall’uno all’altra oltre ogni distanza e indipendentemente da qualsivoglia assordante confusione o desertico silenzio.
Volano dall’uno all’altra, e viceversa, così, spontaneamente, magicamente, misteriosamente. Si materializzano nei piccoli gesti, nelle espressioni degli occhi, nella gioia di un sorriso, nella spontaneità di una smorfia, nel profumo di un caffè preparato insieme, nel vapore di una pastasciutta servita calda, nell’acqua che scivola via delicatamente sulla pelle sotto la doccia, nei passi delle corse veloci mano nella mano e in quelli lenti stretti l’una all’altro di una sera fredda o di una notte stellata, nel raggomitolarsi vicini vicini protetti dal tepore di un piumino, o nel rispetto del silenzio di uno di noi e del suo bisogno di ascoltare se stesso da solo, nelle lettere e nei pensieri dedicati a noi mentre siamo separati.

Poco prima che partisse per New York il 2 novembre scorso, le proposi di restare in Italia e di venire a vivere con me, nonostante ci conoscessimo da poco. Lei partì, ma la sorte ha voluto che tornasse presto e molto prima del previsto con un dolore grande e incancellabile nel cuore. Respirava a fatica e diventava sempre più esile di giorno in giorno. Non sapeva che fare, non sapeva più chi era o cosa voleva. Ma la forza che sta dentro di lei non si era spenta e poco a poco è tornato il sorriso, un sorriso nuovo, sempre velato un po’ d’amarezza, fugace, sottile e ancor ora timido, molto timido, come un raggio di sole che ti accarezza d’inverno.
E doveva ancora una volta decidere che fare della sua vita. Avrebbe potuto seguire il suo babbo a New York dove lui doveva necessariamente tornare. Avrebbe potuto (e ha pensato seriamente di farlo per un po’) mollare tutto, la scuola, la famiglia, me, e prendersi o concedersi di perdersi per un anno intero, andandosene in giro per il mondo. Avrebbe potuto trasferirsi a Bologna dove l’avrebbe accolta con grande affetto la famiglia di una sua carissima amica d’infanzia. A Bologna per di più abita il suo amato fratello e ci sono io, che ho sperato vivamente in quei giorni venisse vicino a noi. Ancora una volta lì le ho di nuovo proposto di venire a stare con me.
Alla fine ha deciso di riprendere l’ultimo anno di Liceo a Firenze e di restare insieme alla sorellina di cinque anni, fino a quando il papà tornerà.
Condivido la sua scelta e penso che sia quella giusta.

Ora per lei è ancora dura. Ciò che ha dovuto accettare e che sta ancora cercando di superare dentro di sé richiede molte energie. La gestione dei suoi impegni quotidiani, pure. Io la vedo nei fine settimana, quando torno da Bologna.

Negli ultimi tempi, in modo alquanto leggero ed egoistico, sia qui nel blog ma ovviamente di più nella realtà, ho dato sfogo impulsivamente alla mia frustrazione di quando mi manca e al mio desiderio (quasi bisogno) di averla accanto a me più spesso.
Chiedo scusa per questo a Giulia, se in qualche modo può essersi sentita oppressa o soffocata.

Vorrei comunque spiegare un po’ più estesamente delle cose. Nel primo commento del post precedente le ho chiesto di sposarmi.
Può sembrare stupido e superficiale, oppure l’esagerazione maldestra e ruvida, non meditata, di un momento in cui i miei impulsi non riuscivano a tacere.
In realtà non era la prima volta, in quei momenti in cui le avevo proposto di vivere insieme, le avevo contemporaneamente chiesto anche questo.
Ho compreso e condiviso tutte le scelte che ha fatto finora. So che non sono state facili. Mi rendo conto anche che io per primo devo imparare a stemperare questo desiderio nel tempo e compatibilmente con la nostra realtà.
Capisco che questo non possa accadere subito, che sia almeno necessario che Giulia finisca il Liceo e che torni il suo babbo.

Ma se le cose andranno come già in parte si è prospettato, in autunno verrà a fare l’università a Bologna.
Allora io mi chiedo: se anche Giulia come me sentisse la voglia di abitare insieme, perché non dovremmo farlo? E perché non dovremmo sposarci?
Entrambi non abbiamo problemi economici, se volessimo, ma non è nel carattere di nessuno dei due, potremmo tranquillamente vivere di rendita per il resto della nostra vita.
Entrambi sappiamo rispettare le esigenze e gli spazi dell’altro, ed accettare anche situazioni non convenzionali o di temporanea separazione per motivi di studio o di realizzazione o ricerca personale.
Se anche Giulia provasse il desiderio di un’esperienza così precoce in autunno, perché non dovremmo sposarci?
Io so di amarla e che sarei immensamente felice di averla accanto a me.

Di questo vorrò parlarle nei prossimi giorni, col cuore in mano, certamente sperando di sentirmi dire di sì, ma anche disposto ad accogliere i suoi desideri per trovare un modo che renda felice entrambi.

 

Ti amo con tutto me stesso, Giulia.
Ti amo
Ti amo
Ti amo
come nessun’altra, Giulia.


Oh amore mio …

… se poi penso alla tenerezza che ho sentito così forte in me oggi, intanto che ti suonavo qualcosa di dolce o ti leggevo qualche racconto con la tua sorellina che si intruffolava in camera tua anche lei per ascoltare, mentre tu ti ostinavi buffamente a tenerla lontana o a respingere i miei bacini per la paura di attaccarci l’influenza …
Oh Giulia, Giulia …
… se penso a quanto amore avrei voluto donarti oggi, e quanto ho desiderato di poter addossarmi al posto tuo l’influenza, stringendo la tua manina mentre ti si leggeva negli occhi lucidi che ti si stava alzando la febbre …
Oh amore mio …
… se penso a queste piccole ma assai grandi cose non vedo l’ora di essere di nuovo accanto a te domani.

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Febbraio 9, 2007

Crisi del giovedì sera-notte

GIULIAAAAAAAAAAAA


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Perché non sei qui?
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