Qualcuno voleva un post? Beccatevene uno lungo!!! Così imparate a non stressare.
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Due strabilianti concerti questo mese alla Stazione Birra: Tommy Emmanuel e Paul Gilbert (il giorno dopo Paolo era anche a Firenze al Siddharta Club, ma Max e Pietro tanto han fatto da convincerci ad andare a Roma, e infatti ci hanno preparato un’accoglienza da re. Grazie amici).
3/5/07 – Tommy Emmanuel 
Compare alle ore 23, sorriso sornione, 52 anni, australiano, 200 concerti l’anno e moltissime collaborazioni con grandi nomi, prendendo la pesante eredità lasciata dal “mitico” Chet Atkins.
Attrezzatura minimalista sul palco, imbraccia una chitarra acustica, sei corde nuove, da accordare e regolare di continuo anche mentre si esegue un brano. Non lo si può raccontare senza perdere le emozioni e il godimento che sa suscitare, ma qualcosa proverò a dire.
In rassegna alcuni dei suoi pezzi più noti: Classical Gas, la ballata dedicata alla figlia Angelina, Somewhere over the Rainbow riarrangiata in modo sublime, il potente Guitar Boogie e l’ormai consueto e sempre efficace medley dedicato alle canzoni dei Beatles … e si è lasciato andare alle ultime nuove.
Un grande chitarrista e un animale da palcoscenico: momenti entusiasmanti sono stati quando per esempio staccava la mano destra dalle corde della chitarra e la faceva suonare solo con la sinistra mentre si asciugava il sudore o chiedeva ai tecnici di alzare il volume, fingendo di essere stupito per le corde che suonavano da sole. Il tutto condito da grande abilità percussionistica (sulle sue chitarre sempre più vissute)
Finale d’eccezione con la moglie al suo fianco che canta due canzoni, una delle quali contro le brutture della guerra.
Risultato: simpatia, alta capacità comunicativa e talento che si diffondevano a non finire intorno alla sua persona … spettacolo indescrivibile, perché le emozioni forti che sa donare non possono essere dette.
11/05/07 – Paul Gibert 
Io adoro quest’uomo: copre tutto il conosciuto chitarristico e lo sa usare in maniera devastante.
Ha suonato di tutto, da Fly me to the moon al metal peso, con una disinvoltura disarmante, condendo la performance con espressioni facciali degne della mimica di Jerry Lewis.
Così … di getto:
► ottima e bella band: (bassista con una voce da non far rimpiangere Eric Martin sui pezzi dei Mr. Big, eccellente batterista, graziosa signora Gilbert alla tastiera);
► il locale è venuto letteralmente giù quando ha proposto la canzone dei suoi ex-Mr Big Green Tinted Sixties Mind, per poi buttarsi sul lato tecnico-virtuoso … per farla breve ci ha inondato di assoli a velocità spaventose;
► ha suonato la chitarra con il trapano che dal vivo fa veramente male;
► si è messo la sua Ibanez dietro le spalle e ha eseguito un mega assolo da paura;
► su Addicted to that rush ho quasi avuto un’erezione …
► … e mi sono emozionato molto quando se n’è uscito con una versione di Foxy Lady.
QUI c’è un’intervista fatta poco prima del suo concerto a Roma presso la Stazione Birra. La metto soprattutto per la parte che parla del suo ultimo lavoro (Get Out Of My Yard).
Siccome a me piacciono, vi indirizzo anche alle foto, pubblicate sul sito della Stazione Birra, di Tommy (QUI) e Paul (QUI).
La Stazione Birra, merita elogi a non finire: personale competente, grande accoglienza, atmosfera adatta e, soprattutto, bella gente, ottimo servizio d’ordine e ottima birra.
E ancora … a fine concerto, ‘te poi annà a fa ‘na passeggiata ai castelli coa amici’ (ma sarà per la prossima volta, io e la julie dovevamo tornare a Firenze).
Beh, su questi concerti ho raccontato anche di più di quanto sia giusto scrivere. Bisogna solo andarci.
Ma a dirla tutta, non è che tali eventi suscitino solo divertimento e ammirazione. Per uno che suona la chitarra, che ama sia quella acustica che quella elettronica, che ha fatto tutti i suoi bei anni di conservatorio, che continua a coltivare l’arte da solo e anche in una band, con la quale ogni tanto si va a fare qualche concertino, ma che ha scelto la via della professione borghese e ben vista dai genitori … per uno così è pure un po’ desolante causa attacchi di frustrazione dovuta a manifesta ed alquanto eclatante consapevole inferiorità.
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Che altro ancora, oltre ai concerti?
Sto studiando di buona lena e ho trascorso il fine settimana (lungo, da giovedì a domenica) con la mia ragazza preferita …
Ma che dico? Così non le rendo giustizia. Non è “la mia ragazza preferita”, è la donna della mia vita, unica, meravigliosa, LEI: Giulia, julie, juliette.

Dunque … la mia amata juliette è in crisi (eh sì, non le è ancora passata). Ha rimesso in discussione le sue scelte universitarie da quando ha visitato il Sincrotrone “Elettra”(
). Potrebbe anche essere che anziché iscriversi alla facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna, decida di fare Fisica a Trieste.
La qual cosa mi preoccupa: invece di ritrovarci nella stessa città da autunno in poi, ci ritroveremo a quasi 300 km di distanza, cioè molto peggio di ora.
Come dice lei … vedremo. Ma, egoisticamente, non è che la cosa mi entusiasmi.
Vedremo … vedremo …
Comunque non volevo lamentarmi di questo.
Volevo solo dire che mentre lei sta macinando una crisi riguardo la scelta universitaria, io medito ben altre cose.
La facoltà universitaria l’ho già scelta, però … però … quando sono andato a prenderla l’ultima volta, è emerso dentro di me un nuovo interesse. Mi sono ritrovato oltremodo sensibile all’abbigliamento femminile. Al suo abbigliamento.
L’ho scoperto quando mi è venuta incontro giovedì scorso. Era lei, sempre lei, bella come il sole coi suoi capelli biondi sciolti e vaporosi, un sorriso da far sciogliere chiunque.
Ma mi sono ritrovato a notare anche altro: quel suo abito a tubino nero sagomato magnificamente sulle sue curve, scollato il giusto, lunghezza classica sopra le ginocchia, chiuso con una zip nascosta sulla schiena e con un lungo spacco dietro. Il tutto reso più vivace da un blazer rosso, sportivo ed elegante al tempo stesso, taglio sartoriale con impunture modellanti. E ancora collana e bracciale di pezzetti di vetro rossi montati su filo rigido quasi invisibile sì da farle sembrare piccole sfere fluttuanti che luccicavano sulla sua pelle di velluto. Per non parlare dei sandali, con cinturini finissimi che slanciavano in tutto il loro splendore piedini e gambe.
Volevo rapirla subito e portarla immediatamente nella nostra intimità, anziché cenare di lì a poco con la sua famiglia prima di ritirarci da soli nella casa di Campo di Marte fino alla domenica.
Il giorno dopo nuovo folgoramento.
L’ho vista prepararsi per andare a scuola: tunica bianca con super scollatura ed elaborate applicazioni di paillettes e perline su graziosi ricami; gonna rossa ampia e lunghissima, stile etnico un po’ gitano, sul davanti ricami, al fondo orlo motivato da pizzo; ciabatte infradito con fascia in stoffa rossa decorata con disegni composti da perline; un paio di orecchini pendenti e vistosi, perle bianche e coralli rossi. Quando dalla finestra l’ho vista allontanarsi, lo zaino sulle spalle e il passo veloce sull’asfalto stonavano. Avrebbe dovuto invece avere un mazzolino di fiori di campo in mano da volteggiare nell’aria esibendosi in una danza orientale e sinuosa in un prato per la gioia dei miei occhi e della mia anima.
Così, folgorato dalla sua persona, mi è venuta voglia di disegnare vestiti, di cimentarmi come stilista per caso.
Non sarebbe un lavoro alternativo a quello che ho intenzione di fare, ma un hobby decisamente appassionante. Stilista solo per lei e per vedere indossate le mie creazioni, plasmate sulle sue forme, da un’unica impareggiabile ed amata modella.
Sì, lo farò. Cercherò tessuti pregati e studierò capi unici ed originali solo per la mia juliette.
Sono sicuro che starà al gioco. Adora i travestimenti, un po’ come a teatro.

// edit più tardi
Ho fatto un giro sulle collezioni di alcuni stilisti. Mi sono scoraggiato. C’è tanta di quella roba straordinaria in giro …
Però almeno uno lo voglio creare. Non sarà neanche lontanamente a quell’altezza, ma l’avrò fatto io.
Intanto, juliette, permettimi (ti prego
) di regalarti uno di questi tre. Scegli tu quale. So già dove andare a ordinarlo.
Ti ricordo che siamo invitati a una cerimonia insieme. Se prendi il terzo, giuro che mi vestirò per fare pendant con te. Non ti farò sfigurare. 































